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Independent Music di Claudio Ferrante

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Matteo Amantia Scuderi, una lettera che se non avete letto…

Qualche giorno fa ho letto la lettera di Matteo Amantia Scuderi, leader degli Sugarfree, è uno dei pochi artisti che ha parlato con coraggio del CD e del fascino di ascoltare musica da un impianto stereo.

Eccola.

Luci soffuse, una poltrona soffice in posizione frontale rispetto alle casse acustiche, una bevanda preferibilmente amara da diffondere delicatamente in ogni anfratto del gusto, la copertina del disco nelle proprie mani, da toccare, da scoprire, da sentirne il profumo, e per i “viziosi” una sigaretta da fumare lentamente, in un’atmosfera accuratamente scelta dal proprio stato d’animo per quel preciso momento; gli occhi socchiusi portano già visioni lontane da ogni luogo e tempo, le orecchie bramose e pronte a cogliere ogni sottile sfumatura timbrica, pronte ad assorbire ogni invisibile onda sonora come si assorbe la meravigliosa attesa prima di unirsi ad un altro corpo.
Poi l’abbandono, l’abbandono totale… Musica!
Roba d’altri tempi? Forse.
Il “cultore della musica”, colui che ascoltava la musica senza far nient’altro, senza distrazioni o interruzioni, è una figura ormai estinta, troppo fuori moda e fuori epoca per il ventunesimo secolo in cui le ore, un tempo democraticamente distribuite ed impegnate tra il dovere ed il piacere, vengono schiavizzate con il solo scopo di esaudire i desideri del Dio Denaro. I nuovi comandamenti subdolamente marchiati sul nostro inconscio e senza alcuna possibilità di alternativa sono: eliminare i “tempi morti”, allungare e velocizzare i “tempi produttivi”.
In questo desolato contesto, il “cultore” ha inesorabilmente lasciato l’udito alla più moderna e dinamica figura dell’”amante della musica”.
Colui che nell’era del digitale, della velocità, di internet, dell’mp3 e della pirateria, divora migliaia di canzoni e di artisti esclusivamente nello stesso istante in cui guida, corre, lavora, si nutre, dorme. Non importa se l’mp3, anche ad alta definizione, ha una qualità imbarazzante per via della sua intrinseca compressione del segnale audio, non importa se non possiede alcuna copertina con le sue immagini, i suoi colori, la stampa, le foto e i crediti. L’amante medio ascolta le parole, qualche chitarra e la melodia principale che canticchia plasmandola in uno slogan utilizzabile in un qualsiasi spot pubblicitario. Il tutto incentivato da un fattore fondamentale e inverosimile: E’ TUTTO GRATIS!! Che meraviglia…tonnellate di dischi, chilometri di melodie, in un minuscolo portachiavi…gratis…
Certo non si può negare, anche per i “conservatori” più accaniti, che la possibilità di possedere un archivio musicale praticamente illimitato e gratuito è un pasto troppo ghiotto per soffermarsi sulla qualità, sull’originalità di un disco e men che meno sulla morale; conviene a tutti. Il progresso è un processo che prescinde dalle scelte o dal modo di essere d’ogni individuo, lo si può solo subire con curiosità o con acredine.
Quale sarà allora il futuro della musica? Davvero il supporto fisico e originale, qualunque esso sia (33giri, CD, DVD o l’ipotetica “SlotMusic”- microSd card), scomparirà a favore di un nuovo modo di amare la musica via etere o internet, senza alcun bisogno di toccare con mano l’opera di un artista, senza la necessità di una qualità per la quale ogni artista è alla continua ricerca della perfezione e di ogni sfumatura sonora?
Le comodità e l’immenso incentivo alla cultura personale che ci ha regalato la rete sono incalcolabili, così come ha fatto, è inutile negarlo, la conseguente “pirateria”.
Un processo questo, che ha dilagato così pesantemente e velocemente da essere, ai giorni nostri, assolutamente inarrestabile. Le grandi major della discografia nel contempo, non hanno saputo far nulla per arrestare questa ondata travolgente di interscambio di dati fuorilegge, se non creare un business della rete, vendendo musica anche qui.
Forse, anziché pensare di contrastarla, si potrebbe provare ad abbassare drasticamente i prezzi delle opere, o provare a cambiare supporto utilizzando le amatissime chiavette USB, o ancora provare a sensibilizzare il pubblico al supporto musicale, ma soprattutto cercare un modo per rendere più conveniente l’acquisto dell’originale rispetto alla copia pirata. Un arduo compito che finora, sembra lontano da ogni prospettiva.
Nell’attesa che le grandi industrie della discografia decidano per tutti il futuro della musica, a noi amanti, cultori, musicisti o semplici fruitori di musica, non rimane che dedicare un po’ del nostro prezioso tempo per rispolverare e riascoltare gli antichi 33giri e i vecchi CD, aver sempre in tasca gli odierni benché tristi lettori mp3, sfruttare finché si può, la meravigliosa opportunità regalataci da internet di ascoltare l’infinito universo musicale che ruota intorno al mondo, e sperare che la musica non venga ancora violentata e ridotta esclusivamente ad un file invisibile, sperare che si riprenda il trono e l’enorme valore che merita, al fianco delle altre meravigliose forme dell’arte.

Matteo Amantia Scuderi

Commenti

Credo non ci sia altro da aggiungere a questa lettera.... no? grande matteo!! Però forse i tempi sono troppo cambiati, tutto sempre troppo di corsa... ahimè!
Non è mia abitudine lasciare un commento su qualcosa che ho letto, però questa volta lo faccio, lo faccio perchè le parole scritte da Matteo lo meritano. Purtroppo quello che hai scritto è l'esatta fotografia di ciò che stiamo vivendo con la musica e tutto quello che ne compete, è davvero un peccato che le cose stiano andando in questo modo. Purtroppo credo che negli anni a venire avremo sempre meno qualità artistiche in ciò che ascolteremo, è impensabile avere qualcosa di alto livello, gratis. La cosa più brutta è che il problema è di difficile soluzione.