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Independent Music di Claudio Ferrante

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Quando il download è questione di coscienza… grandi Radiohead

Quindi perchè reprimere un utente su milioni con una megamulta di 220mila dollari, cercando di contenere al minimo (???) i danni  derivanti dal crollo verticale delle vendite, se oggi i Radiohead possono davvero segnare una svolta epocale nella percezione del download musicale?
I Radiohead chiedono ai fan: vuoi scaricare il mio album? Bene, fai tu il prezzo. Stabiliscine tu il valore.
Fantastico.
Vedo già l’imbarazzo di chi, messo di fronte alla propria coscienza, si chiede se alla fine sia davvero un bene scaricare da Emule quell’album se proprio loro, i Radiohead  stanno  chiedendo di  comprarlo pagandolo ciò che ritengono più giusto pagare.
Il sito della band capitanata da Thom Yorke è letteralmente saltato a causa del massiccio numero di contatti e prenotazioni. Quale campagna di marketing tradizionale di una casa discografica,  che avrebbe messo il CD al  centro della comunicazione, avrebbe ottenuto un tale successo? Nessuna. Confermo. Nessuna.

A mio parere sono questi i metodi efficaci che possono salvare la musica, migliorano la percezione gratificando il pubblico.

Commenti

Ciao Claudio, ho scritto qui sotto http://mimmocosenza.nova100.ilsole24ore.com/2007/10/premiarme-uno-p.html di questo tuo post e del precedente. http://www.dmin.it sarebbe molto lieta di una tua partecipazione alla nostra iniziativa. Grazie Mimmo
L'idea è spassosa - non so dove porterà, e non so bene se la coscienza sia un concetto univoco. Qualche post fa tu volevi aprire un dibattito, chiedendo il parere di non addetti ai lavori, su cosa pensassimo noi non addetti di questa faccenda della musica le masterizzazione etc. allora rispondo qui... spero non sia tardi. Io sono una fruitora di tipo snobbone - ovvero ascolto cose scicche ECM e johnzornesche. Un mio amico sagacemente le definisce "musica abbient". in quanto fruitora puzzona, amo anche cose delle case discografiche più piccine, e mi rendo conto della fatica che fanno, e dei costi che creano un costo complessivo. Certo che masterizzarmi un ciddì di una casa discografica puccichina è un delitto. Ma per il resto, noi fruitori abbiamo davanti alla musica lo stesso problema che abbiamo davanti ad altri prodotti del mercato: cioè ci si chiede di pagare i costi di elementi estranei alla confezione del prodotto. Nel costo ultimo di un ciddì - siccome di una borsa valentinesca, siccome un qualsiasi altro prodotto precipitano altre cose che mi indispettisce pagare: mi incazza l'idea di pagare la pubblicizzazione di un prodotto per esempio. Mi indispettisce pagare sette otto anelli di distribuzione. Ora il fruitore sa che il suo amato jazzista che pubblica con Igea - ci ha un'utilitaria di seconda mano, ma il capitalismo ha delle aberrazioni, per cui con tutta la stima per l'industria Madonna, qualora decidessi di avere un suo ciddì, l'ultimo dei miei pensieri è quello di comprarlo al negozio. Pure, piramidi di famiglie e di lavoratori si reggono in questo sistema, ed è per questo che l'iniziativa dei radiohead mi sembra ingenua - se funzionerà funzionerà una volta e solo per loro. Ma è un sistema costoso questo, e non si risolve abbattendo i prezzi senza ridurre i costi.
Ciao Claudio, se ti interessa nel mio ultimo post parlo di dowload gratis legale...