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Independent Music -

27/10/08

Matteo Amantia Scuderi, una lettera che se non avete letto...

Qualche giorno fa ho letto la lettera di Matteo Amantia Scuderi, leader degli Sugarfree, è uno dei pochi artisti che ha parlato con coraggio del CD e del fascino di ascoltare musica da un impianto stereo.

Eccola.

Luci soffuse, una poltrona soffice in posizione frontale rispetto alle casse acustiche, una bevanda preferibilmente amara da diffondere delicatamente in ogni anfratto del gusto, la copertina del disco nelle proprie mani, da toccare, da scoprire, da sentirne il profumo, e per i “viziosi” una sigaretta da fumare lentamente, in un’atmosfera accuratamente scelta dal proprio stato d’animo per quel preciso momento; gli occhi socchiusi portano già visioni lontane da ogni luogo e tempo, le orecchie bramose e pronte a cogliere ogni sottile sfumatura timbrica, pronte ad assorbire ogni invisibile onda sonora come si assorbe la meravigliosa attesa prima di unirsi ad un altro corpo.
Poi l’abbandono, l’abbandono totale… Musica!
Roba d’altri tempi? Forse.
Il “cultore della musica”, colui che ascoltava la musica senza far nient’altro, senza distrazioni o interruzioni, è una figura ormai estinta, troppo fuori moda e fuori epoca per il ventunesimo secolo in cui le ore, un tempo democraticamente distribuite ed impegnate tra il dovere ed il piacere, vengono schiavizzate con il solo scopo di esaudire i desideri del Dio Denaro. I nuovi comandamenti subdolamente marchiati sul nostro inconscio e senza alcuna possibilità di alternativa sono: eliminare i “tempi morti”, allungare e velocizzare i “tempi produttivi”.
In questo desolato contesto, il “cultore” ha inesorabilmente lasciato l’udito alla più moderna e dinamica figura dell’”amante della musica”.
Colui che nell’era del digitale, della velocità, di internet, dell’mp3 e della pirateria, divora migliaia di canzoni e di artisti esclusivamente nello stesso istante in cui guida, corre, lavora, si nutre, dorme. Non importa se l’mp3, anche ad alta definizione, ha una qualità imbarazzante per via della sua intrinseca compressione del segnale audio, non importa se non possiede alcuna copertina con le sue immagini, i suoi colori, la stampa, le foto e i crediti. L’amante medio ascolta le parole, qualche chitarra e la melodia principale che canticchia plasmandola in uno slogan utilizzabile in un qualsiasi spot pubblicitario. Il tutto incentivato da un fattore fondamentale e inverosimile: E’ TUTTO GRATIS!! Che meraviglia…tonnellate di dischi, chilometri di melodie, in un minuscolo portachiavi…gratis…
Certo non si può negare, anche per i “conservatori” più accaniti, che la possibilità di possedere un archivio musicale praticamente illimitato e gratuito è un pasto troppo ghiotto per soffermarsi sulla qualità, sull’originalità di un disco e men che meno sulla morale; conviene a tutti. Il progresso è un processo che prescinde dalle scelte o dal modo di essere d’ogni individuo, lo si può solo subire con curiosità o con acredine.
Quale sarà allora il futuro della musica? Davvero il supporto fisico e originale, qualunque esso sia (33giri, CD, DVD o l’ipotetica “SlotMusic”- microSd card), scomparirà a favore di un nuovo modo di amare la musica via etere o internet, senza alcun bisogno di toccare con mano l’opera di un artista, senza la necessità di una qualità per la quale ogni artista è alla continua ricerca della perfezione e di ogni sfumatura sonora?
Le comodità e l’immenso incentivo alla cultura personale che ci ha regalato la rete sono incalcolabili, così come ha fatto, è inutile negarlo, la conseguente “pirateria”.
Un processo questo, che ha dilagato così pesantemente e velocemente da essere, ai giorni nostri, assolutamente inarrestabile. Le grandi major della discografia nel contempo, non hanno saputo far nulla per arrestare questa ondata travolgente di interscambio di dati fuorilegge, se non creare un business della rete, vendendo musica anche qui.
Forse, anziché pensare di contrastarla, si potrebbe provare ad abbassare drasticamente i prezzi delle opere, o provare a cambiare supporto utilizzando le amatissime chiavette USB, o ancora provare a sensibilizzare il pubblico al supporto musicale, ma soprattutto cercare un modo per rendere più conveniente l’acquisto dell’originale rispetto alla copia pirata. Un arduo compito che finora, sembra lontano da ogni prospettiva.
Nell’attesa che le grandi industrie della discografia decidano per tutti il futuro della musica, a noi amanti, cultori, musicisti o semplici fruitori di musica, non rimane che dedicare un po’ del nostro prezioso tempo per rispolverare e riascoltare gli antichi 33giri e i vecchi CD, aver sempre in tasca gli odierni benché tristi lettori mp3, sfruttare finché si può, la meravigliosa opportunità regalataci da internet di ascoltare l’infinito universo musicale che ruota intorno al mondo, e sperare che la musica non venga ancora violentata e ridotta esclusivamente ad un file invisibile, sperare che si riprenda il trono e l’enorme valore che merita, al fianco delle altre meravigliose forme dell’arte.

Matteo Amantia Scuderi

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26/10/08

Mercato, dati molto sconfortanti. I discografici hanno mandato in soffitta il CD?

Dati sconfortanti arrivano dai negozi di dischi, ormai allarmati per i continui cali di vendite...
questo settembre è stato un mese da dimenticare....
e pensare che la FIMI aveva annunciato "i discografici hanno mandato in soffitta il cd, in arrivo supporti innovativi, è finita l'epoca del CD", senza che nessuna azienda discografica major o indipendente nel nostro paese avesse mai pensato di comunicare o attuare un'iniziativa del genere.... o almeno subito... Ansia di puntare direttamente sul futuro??? I nuovi supporti come le SD card o la musica digitale in generale non sono decollate ancora in Italia, e ci vorrà un bel pò perchè possano vendere quantitativi significativi.... e già parliamo di morte del CD?
Ok morirà, forse tra 5-6 anni.... Ma, mi chiedo... perchè farlo morire prima??? senza lasciare che una vera alternativa di consumo appaia all'orizzonte.....

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12/10/08

POPKOMM 2008, finalmente cresciuto

A dispetto di ciò che si dice della musica registrata nel mondo quest'anno il Popkomm 2008 svoltosi a Berlino dall'8 al 10 Ottobre pare essere stato gradito dal 75% dei visitatori.
Sempre meno le aziende discografiche presenti con un proprio stand, sempre di più gli "altri", aziende di telefonia, aggregatori, società che sviluppano software per migliorare la gestione e la produttività delle aziende discografiche, ecc.
L'Italia era presente con un suo stand nato dalla collaborazione tra il Tavolo della Musica, PMI, Afi, Audiocoop, Assomusica.

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UN BLOG DOVREBBE ESSERE SEGUITO....

Da oggi ritorno più attivo che mai sul Blog con commenti alle news più attuali del mondo musicale o del musicBIZ che dir si voglia. Vi aspetto!

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03/02/08

50 Anni di “Volare”. La vera bandiera degli italiani nel mondo.

Vi sarà capitato senz’altro di parlare con persone che avete appena conosciuto all’estero. “Italia??” Great, mio padre di Calabrìa… Pasta, great food! Oppure di accennare alla rinomata moda italiana nel mondo “I love Prada, Dolce e Gabbana…” Ma quando si parla di musica, dopo “O’sole mio” si canta “Volare” o meglio “Nel blu dipinto di blu”, successo da Grammy award a firma Franco Migliacci – Domenico Modugno, che dal 1958 in poi conquistò il pianeta diventando la vera bandiera dell’Italia nel mondo.

Si sono sentite tante storie sul parto di quella canzone, non ultima quella pubblicata da Repubblica a firma di Gino Castaldo che ha intervistato la moglie di Modugno, Franca Gandolfi.

Io ho assistito invece al racconto di Franco Migliacci sul “come andò”. Pare ci fosse di mezzo una bella sbornia a vino in un pomeriggio d'estate. E’ un tantino diverso, ma fa niente. Quel che conta è che 50 anni sono tanti, ma come una gran bella donna ne dimostra molti di meno. Per l’originalità, il brio, il profumo di quell’Italia garbata e in crescita di fine anni 60’, che rivive ogni volta nei ristoranti italiani di Brooklin e Sydney, come nell’ennesima raccolta “Italia Musica” che trovi nello scaffale del Media Market tedesco.

Insomma un trionfo che merita di essere celebrato in questo cinquantenario, LA CANZONE cantata e celebrata ancora da milioni di persone ogni giorno nel mondo.

Mi permetto di dissentire da Bennato, non sono solo canzonette, Volare è un pezzo del nostro paese che viaggia di bocca in bocca. Proprio come la nostra pasta e la nostra moda. Auguri grande Mimmo!

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12/01/08

Sanremo 2008, viva YOUTUBE!

Domenica scorsa è stato comunicato da Superpippo il cast di Sanremo 2008.

La commissione artistica composta da Marino Bartoletti, Federica Gentile e Paolo Buonvino ha assicurato di aver selezionato i campioni secondo un criterio di qualità assoluta delle canzoni.

Devono proprio essere magnifiche queste canzoni per convincerci che è valsa la pena scartare artisti come Gennaro Cosmo Parlato, Pacifico, Mario Biondi, e tanti altri nomi di qualità e decidere invece di portare avanti personaggi che appartengono soltanto al passato e a cui Sanremo non serve per vendere dischi ma per fare serate, o meglio, feste di piazza la prossima estate.

Eccezion fatta per Tricarico, Finley, Frankie HiNrg, "il meglio del panorama musicale italiano", così come definisce Baudo la composizione del cast di questa 58° edizione del Festival, a mio avviso lascia molto a desiderare.

Purtroppo è anche per colpa di questo Festival, sempre più vecchio e stanco, che la percezione nei confronti nella musica promossa in televisione è peggiorata. E stavolta non è colpa dei discografici.

Sanremo è forse lo specchio della nostra televisione? Meno male che c’è youtube.

Buon Sanremo a tutti…. per chi lo guarderà.

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18/11/07

Premio Videoclip Italiano, speriamo diventi la Cannes del Videoclip

C’era bisogno di eventi che valorizzassero i videoclip. Come tutte le opere artistiche, i videoclip a volte sono delle vere “ciofeche”, a volte delle autentiche opere d’arte. C’è una grande attenzione da parte del pubblico sui videoclip,  ciò che qualcuno definì “la terza dimensione” della canzone. Era necessario un premio che li valorizzasse, che accendesse una luce sui più belli, ben girati, benfatti, su quelli che emozionano, su quelli a basso ed alto budget, e grazie al PVI oggi è possibile parlare dei videoclip, delle logiche con cui sono stati concepiti, girati, in cui si svolgono dibattiti sulla visual communication in presenza degli allievi dell’università IULM, in cui intervengono importanti artisti a darne ancora più lustro. Quest'anno ci sarà anche Eros Ramazzotti. Due anni fa il PVI ha aperto con Vasco Rossi. Mica male.

Quest'anno inoltre verrà conferito un premio speciale dall'inziativa CornettoFreeMusic Audition alla band emergente che si è distinta come migliore presenza scenica. E sempre per CornettoFreeMusic Audition il primo documentario mai realizzato sulle poche chance oggi offerte ai giovani musicisti   per fare musica, suonare in giro, affermarsi in questa professione, proiettato il 21 Novembre allo IED.

Per chi vuol saperne di più il PVI è a Milano dal 20 al 23 Novembre. http://www.rockol.it/PVI/

Un grande in bocca al lupo all'amico Domenico Liggeri con l'augurio che Milano diventi la Cannes del Videoclip.

Ne abbiamo bisogno.

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11/11/07

L’esperimento dei Radiohead fallisce: il paga quanto vuoi dimostra che solo la parola GRATIS è bella.

Ho letto tanti articoli in questi giorni, e non solo sui quotidiani italiani, in merito al fallito esperimento dei Radiohead. Secondo una società che ha analizzato un campione di acquirenti che hanno scaricato l’ultimo album della band di Thom Yorke e compagni 3 utenti su 5 l’hanno fatto gratuitamente.

Traditi dai fan? Certamente no. E’ la percezione della gente che vuole la musica digitale a costo zero. E’ la dimostrazione che il business così non funziona. Certo, i ricavi per oltre un milione di dollari in un mese  è più di quanto il gruppo avrebbe incassato se fosse stato remunerato attraverso il canale distributivo di una major (se si pensa alla classica percentuale corrisposta ad un artista  al netto dei costi di distribuzione e marketing), ma è ancora troppo poco, se non quasi zero se si pensa che tale modello di business avrebbe rivoluzionato il concetto di vendita di un’opera digitale attraverso il web.

Dico però lo stesso, come ho già scritto in uno dei mei precedenti post: grandi Radiohead. Se ciò è servito a dimostrare che la musica sul web deve essere gratuita, bene, allora grazie a loro l’abbiamo finalmente capito.

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28/10/07

Chi ha detto che la musica non rende nulla? L’esempio americano che fa scuola e lancia un segnale: la musica fa bene… al futuro. Quando i fondi pensione investono nelle hits

Chi di noi, parlando di musica, ha mai sostenuto che l’erba del vicino è sempre più bella, che tutti i paesi del resto del mondo sono più civili e più innovatori dell’Italia? A volte lo penso, lo ammetto, accecato forse un po’ dall’immobilismo e dal poco valore dato dalle istituzioni al segmento della musica non percepito come prodotto culturale ma come  semplice “svago” della gente comune.

In effetti questa volta ci sarebbe proprio da dirlo, ci sarebbe proprio da ammettere che in effetti non siamo proprio “avanti” rispetto agli altri, almeno nel mondo dell’intrattenimento.

Dimostrazione lampante è un mio recentissimo viaggio negli Stati Uniti, nel corso di una riunione molto interessante vengo a sapere che la persona con cui sto parlando è in realtà il presidente di una nuova società che acquisisce e gestisce cataloghi musicali, finanziata da fondi pensionistici.

“Quale migliore investimento, se non proprio la musica?” dice. E poi “in effetti i fondi pensione si sono accorti che è proprio l’editoria musicale ad essere un investimento sicuro e redditizio nel tempo. A parte le banche, ditemi quale altro business corrisponde ricavi più o meno certi ogni semestre, ricavi derivanti dalla pubblica esecuzione e da tutti gli altri utilizzi remunerati dalle società di collecting” in america si chiamano ASCAP o BMI, in Italia SIAE, per intenderci.

Si, è proprio cosi. Alcuni fondi pensionistici americani si sono accorti che diversificare le aree di investimento per il danaro dei propri clienti diminuisce il rischio e fa guadagnare di più. E proprio con la musica i soldi dei futuri pensionati sembrano essere al sicuro, anzi, sembrano avere addirittura ottime prospettive di crescita. Se la società X acquista nuovi cataloghi di editoria musicale, o semplicemente continua a comprare in tutto o in parte diritti di brani musicali, il fondo si troverà a percepire ogni semestre utili sempre in crescita e sempre sicuri, proprio come se si trattasse di titoli azionari ma con il vantaggio che il rischio è molto basso o pressochè nullo. Più hits la società possiede, più il fondo ne beneficerà. E il piano d'investimento su una società del genere non è di qualche anno, ma su 15-20 anni. Chi ha detto che con la musica non si fanno soldi? Attenti. Qui siamo in America, per l'Italia c'è ancora tempo.

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13/10/07

Chi controlla il business della musica? Scelte che non finiscono di stupire: Madonna

Se i Radiohead decidono che il non appartenere a nessuna casa discografica segni un passo decisivo in avanti per chi svolge il mestiere di artista/intrattenitore, Madonna invece firma con LiveNation, il più grande promoter di concerti del mondo, per un cifra che si aggira intorno ai 120 milioni di dollari. per 3 albums e parte dei diritti del live. Mica male.
Se si pensa che LiveNation non è una casa discografica questo fa ancora più sorridere.
La WarnerMusic, dal 1983 casa discografica dell'ex material girl, decide, per volontà del suo n.1 Edgar Bronfman Jr. di non rilanciare l'offerta commentando la propria decisione ai media con un laconico  "no make financial sense".
In effetti per una casa discografica non avrebbe senso, ma per un promoter di concerti che acquisisce anche incomes dal live?
Secondo il parere di alcuni analisti intervistati dal sobrio quotidiano inglese "The Guardian" per far recuperare a Live Nation 120 milioni di dollari Madonna dovrebbe vendere 15 milioni di copie ad album, cosa peraltro successa soltanto tre volte nella sua carriera e l'ultima circa venti anni fa con la raccolta "Immaculate collection".  E per quanto riguarda i concerti dovrebbe replicare gli incassi del Confessions tour dello scorso anno, in assoluto il più redditizio di un artista femminile nella storia, per fare incassare alla compagnia di entertainment live soltanto una piccola parte della fetta, come di consueto accade nel mercato dei concerti dal vivo.
Ma allora che senso commerciale ha una scelta del genere? Un gigante come Live Nation che presidia un territorio completamente sfuggito alla discografia, e che conferma ormai ciò che l'industria definisce "no make financial sense" la risposta alla domanda: chi controlla ora il business della musica?
 
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